Inizia molto giovane l’attività di apprendista tornitore ceramista nel 1946, presso la bottega di Crescentino Monarchi e, l’anno seguente, in quella del Conte Belli e del De Franceschi. Dal 1948 al 1952 lavora a Siena nella fabbrica Santa Lucia diretta da Dino Rofi. Ha importanti contatti e collabora con noti ceramisti eugubini quali Cesare Carlo Faravelli e Aldo Ajò.
A causa della difficile situazione economica italiana degli anni Cinquanta, Sante si trasferisce in Canada credendo di trovarvi migliori opportunità lavorative ma, dovendosi dedicare ad attività che non sente proprie, ritorna in Italia e al lavoro da lui più di ogni altro amato.
Negli anni Sessanta è per alcuni anni nella bottega di Carlo Alberto Rossi, ma poi decide di aprire un proprio laboratorio avvalendosi anche di personale dipendente, soprattutto decoratrici. Si occupa della creazione al tornio di manufatti che fa decorare in vari modi, privilegiando il “fiorato eugubino” e interessandosi anche del bucchero.
Negli anni Settanta e Ottanta, assieme a Pietro Rampini, fonda la Società Mastri Vasai, con una produzione ispirata alle ceramiche umbre dal Medioevo al Rinascimento. Una speciale sezione è dedicata alle maioliche a lustro: in precedenti esperienze di lavoro, infatti, Sante aveva avuto modo di approfondire la tecnica delle “cangianze” metalliche.
In seguito lavora nel laboratorio in via Leonardo da Vinci ed espone la sua apprezzata produzione nel negozio sito in via dei Consoli. Partecipa fattivamente alle mostre organizzate in occasione del quinto centenario del conferimento della cittadinanza eugubina a Mastro Giorgio Andreoli, nelle quali espone anche le sue ceramiche a lustro.
Così lo descrive Umberto Marvardi in un articolo apparso su «Il Maggio Eugubino» del 1951:
«Ecco qui Sante Capanelli, un giovane magro, tutt’occhi, svelto tornitore che è capace di tramutarvi un’informe massa di creta in un vaso, in una coppa, in quel che volete, sul suo tornio, levigando, plasmando, con le sue mani esperte eleganti disegni, nobili volumi, dalla rozza grigia materia. Occhio al modello, dita sensitive e forza al piede, che veloce muove la ruota del tornio.
«Sante lavora un po’ per tutti i ceramisti di Gubbio, è un torneante − come lo chiama scherzando l’avv. Faravelli − che si prodiga in vasi dalle linee classiche o dalle stravaganti forme del capriccio moderno, che corre da questa a quella fabbrica, un vasaio in gamba».