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              EDITORIALE MAGGIO 2026

Memoria viva, identità condivisa, coraggio del cambiamento

 Il mese di maggio è, per Gubbio, il tempo più alto e più intenso. È il momento in cui una comunità intera si riconosce nei propri simboli, rinnovando un legame profondo che affonda le radici nella storia e si rinnova ogni anno nel presente. La Festa dei Ceri, celebrata in onore del Patrono Ubaldo Baldassini, rappresenta l’espressione più autentica di questa identità condivisa: non è soltanto una tradizione o un rito, ma un linguaggio collettivo che continua a parlare al presente, rinnovandosi attraverso le generazioni. Ed è proprio questa capacità di rinnovarsi che ne garantisce la continuità, così come è stato nel passato.

In questo contesto, il centenario dell’alzata dei Ceri del 1926 nel cortile del Palazzo Ducale, a cui la nostra associazione ha dedicato spazio, attenzione e, in questo 2026, anche uno speciale annullo postale, assume un significato particolarmente rilevante. Non si tratta soltanto di ricordare un episodio storico, ma di cogliere il valore più autentico di quella circostanza: la capacità di una comunità di restare fedele a sé stessa, anche adattandosi alle condizioni del proprio tempo, con coraggio. È proprio qui che si inserisce una riflessione che riteniamo centrale: quella tra memoria e tradizione.

La memoria è un processo vivo. Non si limita a custodire il passato, ma lo interpreta, lo comprende, lo rende attuale. È ciò che permette ai valori di attraversare il tempo senza perdere significato. La memoria è studio, consapevolezza, trasmissione. È il filo invisibile che unisce le generazioni, rendendo possibile una continuità autentica.

Diversamente, una certa idea di tradizione, quando intesa come semplice conservazione della forma, rischia di trasformarsi in ripetizione priva di consapevolezza, fino a smarrire il senso profondo dei gesti che si compiono. In questi casi, ciò che viene difeso non è più il significato, ma l’abitudine; non più l’identità, ma la sua rappresentazione esteriore.

La storia dei Ceri, invece, ci insegna esattamente il contrario.

L’alzata del 1926 nel cortile del Palazzo Ducale non rappresenta una deviazione, ma una conferma della vitalità della nostra tradizione. In un contesto diverso da quello consueto, la comunità eugubina ha saputo esprimere, con la stessa forza, lo stesso senso di appartenenza e di condivisione. È la dimostrazione che ciò che conta non è soltanto la forma, ma il significato che quella forma esprime.

La memoria, dunque, non si oppone alla tradizione: la sostiene, la rende autentica, la mantiene viva. Senza memoria, la tradizione rischia di irrigidirsi; con la memoria, invece, essa rimane capace di parlare al presente e di aprirsi al futuro.

In questo senso, il compito delle istituzioni cittadine e ceraiole, e tra queste il Maggio Eugubino, che sin dalla sua costituzione, 75 anni fa, ha dato impulso al rinnovamento e ha accompagnato, nel tempo, lo svolgersi della giornata del 15 maggio, non è quello di cristallizzare il passato, ma di renderlo comprensibile, di approfondirlo, di trasmetterlo con consapevolezza. Attraverso lo studio, la ricerca, la divulgazione e il dialogo tra generazioni, si costruisce una continuità che non è mai semplice ripetizione, ma rinnovata partecipazione.

Il mese di maggio diventa allora occasione non solo di celebrazione, ma anche di riflessione. Da più parti e dagli stessi ceraioli si avverte la necessità di adeguare al momento attuale alcuni passaggi della mattina del 15 maggio, oggi compressi in tempi e spazi non più sufficienti.

Tutto questo ci invita a interrogarci sul significato profondo dei gesti che compiamo, sul valore dei simboli che condividiamo, sulla responsabilità che abbiamo nel trasmetterli, non fermandoci ad un vuoto rituale.

Perché una comunità vive davvero quando è capace di ricordare, comprendere e rinnovare.

E i Ceri, da secoli, continuano a ricordarcelo.

Con questo spirito, rivolgo a tutti i soci, ai cittadini e a quanti vivono con partecipazione questi giorni così significativi, un sincero augurio di buon Maggio e di una sentita Festa dei Ceri.

 

Il Presidente
Marco Cancellotti