Nel numero 2 (2021) della rivista “Ceramiche Abruzzo. Rassegna di studi ceramici”, fondata e diretta da Diego Troiano, è stato pubblicato un articolo di Ettore A. Sannipoli su “La ceramica eugubina dello Storicismo” (pp. 56−68), corredato da 23 illustrazioni a colori.
Tra il 1856 e il 1857 venne ufficializzata la riscoperta dei lustri metallici da parte delle fabbriche di Gubbio. Il merito di tale impresa va attribuito ad Angelico Fabbri (1822−1886) e a Luigi Carocci (1826−1866) che, prima assieme, poi indipendentemente l’uno dall’altro, infine di nuovo assieme, condussero esperimenti e ottennero soddisfacenti risultati in proposito. La loro società, formalmente costituita nel 1857, fu presente a diverse esposizioni del tempo (Bologna 1857, Firenze 1861, Londra 1862) con ceramiche lustrate in oro e rubino abilmente decorate da artisti locali come Domenico Sforzolini (1810−1860), Raffaele Antonioli (1819−1878), Giuseppe Magni (1819−1917). Angelico Fabbri, coinvolto nelle vicende risorgimentali, si disinteressò ben presto dell’impresa, mentre il Carocci fece un viaggio di istruzione in Inghilterra (1862) e poi lavorò alla Ginori di Doccia fino all’anno della sua morte.
Il perfezionamento dei lustri eugubini avvenne, dal 1869 circa, nella fabbrica diretta da Giovanni Spinaci (1827−1918), il quale sembra abbia appreso proprio dal Carocci il segreto di tale lavorazione. Anche in questo caso i preziosi e iridescenti riverberi furono abbinati a decorazioni di alta qualità, realizzate da Giuseppe Magni e soprattutto da Pio Pieri (1847−1916), quest’ultimo operante anche nella fabbrica Ginori. Spinaci fu presente a numerose esposizioni nazionali ed internazionali (Vienna 1873, Parigi 1878, Perugia 1879, Torino 1884).
A partire dai primi anni ottanta fu attivo pure lo stabilimento ceramico di Antonio Passalboni (1844−1894), che produsse caratteristici piatti con intensi lustri e raffinate decorazioni a rilievo, modellate personalmente da questo artista allievo di Guglielmo Ciani all’Accademia di Perugia. Purtroppo la fabbrica subì un arresto definitivo con la prematura scomparsa del titolare.
Maioliche a lustro ma anche e soprattutto realizzate in policromia furono minuziosamente decorate fino all’inizio del Novecento da Giuseppe Magni, formatosi tra Gubbio e Perugia e per lungo tempo professore di ornato nelle scuole tecniche eugubine. Egli non ebbe mai una fornace in proprio: collaborò dapprima con il Fabbri e con lo Spinaci; in seguito preferì appoggiarsi alla fabbrica fabrianese di Cesare Miliani. Partecipò a numerose esposizioni, ottenendo ambiti riconoscimenti per le sue opere nitide e meticolose.
Anche Marino Pieri (1825−1885), nato a San Marino ma formatosi nelle scuole comunali di Gubbio, si dedicò alla ceramica come «pittore di maioliche artistiche e applicatore di lustri». A lui si deve la diffusione dei lustri metallici, secondo le ricette locali, in altre città della ceramica (alcune delle quali si erano già distinte nella riscoperta di questa tecnica allora in gran voga) quali Sesto Fiorentino, Faenza, Pesaro, Gualdo Tadino e Fabriano.
Dall’ultimo decennio dell’Ottocento è documentata in Gubbio una vistosa attenuazione delle iniziative nel campo della ceramica d’arte, che prelude a un vero e proprio periodo di stasi destinato a durare fino al 1920 circa. Dopo la morte di molti dei protagonisti della ripresa storicistica e la chiusura delle fabbriche locali, si assiste per diversi anni soltanto a degli inadeguati tentativi di tenere in vita le precedenti imprese oppure all’applicazione quasi amatoriale di singoli lustratori e decoratori.