Claudio Paolinelli mi comunica gentilmente che nella Maison Communale di Sant−Gilles in Belgio, provenienti dal Museo Speekaert, sono conservati due albarelli in maiolica dipinta in policromia appartenenti a un noto servizio apotecario eugubino del Cinquecento: quello di cui rimangono 11 albarelli e 7 pillolieri nel Museo Civico di Gubbio (nn. 1−18 a pp. 65−74 del catalogo delle ceramiche del Museo Comunale di Gubbio redatto nel 1995 da Carola Fiocco e Gabriella Gherardi, con un’attribuzione dubitativa a bottega veneziana della seconda metà del XVI secolo). I due vasi (inv. n. 1382P, rispettivamente h. cm 18 e 19) hanno “spalle arrotondate, basso piede, brevissimo collo, rastremazione centrale. Sullo smalto di base, azzurrato, si incurvano grandi foglie frastagliate”. Entro un cartiglio ripiegato alle estremità sono le scritte “IN D. PLVMBO” e “IN CORDIALE”. “In basso è uno stemma miniato semipartito−troncato: al 1° d’argento alla croce biforcata di rosso; al 2° d’azzurro alla testa di moro di nero addestrata da una stella d’oro; al 3° sbarrato d’argento e di rosso di 6, alla fascia ristretta d’azzurro sulla troncatura, caricata di tre stelle d’oro. I colori usati sono il blu, il bianco, il giallo e il giallo arancio” (Fiocco, Gherardi 1995). Come ho già avuto modo di precisare in un mio saggio su “Le ceramiche del Museo Comunale di Gubbio” del 2012, il corredo farmaceutico a cui spettano i due albarelli apparteneva in origine forse alla spezieria Baldinacci. Lo stemma di questa famiglia eugubina così viene descritto da Oderigi Lucarelli (1888, p. 224): “In campo d’argento partito da banda azzurra caricata di tre stelle d’oro ha in alto una croce rossa ed in punta tre bande dello stesso colore”. L’unica macroscopica differenza con lo stemma raffigurato nei vasi in discorso, consiste nel fatto che quest’ultimo risulta semipartito nella parte superiore: nel 1° reca una croce rossa su campo d’argento, nel 2° reca invece una testa di moro sormontata da una stella su fondo azzurro. Della famiglia Baldinacci fecero parte diversi speziali, come ricorda Piero Luigi Menichetti nei suoi “Medici e speziali a Gubbio” (1974, pp. 27−28). Uno di loro, Ottaviano, nel 1519 stipulò un contratto con il vasaio eugubino Giacomo di Giovanni Antonio Traversi “per la fornitura di un corredo farmaceutico costituito da ‘vasa dicti da conserva’; ‘vasa discti da sciroppi da olio da onguenti e da lecto[var]ij’; ‘vasa discti zuchetti da acqua still.’; ‘vasa dicti da tortisci de spetie, da sieffi et da seme’; ‘copertoria apta dictis vasibus’. I vasi dovevano essere fatti su modello di quelli della spezieria di Bernardino Marioni. Per questo lavoro Giacomo riceve un acconto di 6 fiorini e viene saldato, il 3 novembre, con altri 10 fiorini” (Cece, Sannipoli 2001, p. 16).
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Ettore A. Sannipoli