A cura dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Gubbio

La Chiesa eugubina ha festeggiato ieri la ricorrenza liturgica dell'Immacolata Concezione, compatrona di Gubbio, con una giornata di celebrazioni liturgiche nella chiesa di San Francesco. Nel pomeriggio, la solenne concelebrazione presieduta da mons. Luciano Paolucci Bedini. Ecco la trascrizione integrale dell'omelia pronunciata dal Vescovo durante la santa messa, trasmessa in diretta − come consuetudine − dall'emittente Tele Radio Gubbio.

“Celebriamo oggi l’Immacolata Concezione, compatrona di questa nostra Città di Gubbio. La nostra protettrice, colei che vigila sulle nostre storie, sulle nostre famiglie, perché si compia la volontà di Dio, perché possiamo essere custoditi dalla sua grazia.
È lei che stasera ci convoca in questa cornice della chiesa di San Francesco, in cui abbiamo pregato in questi giorni della novena per prepararci ad accogliere ancora una volta il messaggio di salvezza che porta con sé questa festa solenne.
È lei che ci raduna non solo come comunità cristiana ma anche come comunità civile. Siamo qui anche a nome di tutti i cittadini e gli abitanti di Gubbio. Qui insieme alle autorità della città, al primo cittadino che saluto e ringrazio per la sua presenza. Sì, perché Maria − nella sua Immacolata Concezione − ci è madre e come tale ci raduna e ci garantisce − per sua intercessione − la misericordia di Dio e la sua bontà.
Questa festa solenne accade ogni anno nel cuore del tempo di Avvento, questo tempo che − all'inizio di un nuovo anno liturgico − ci invita, ci provoca, ci guida ad alzare lo sguardo e guardare lontano, per fare memoria di quell’atto solenne, unilaterale, inatteso e stupefacente che è stato l’incarnazione di Dio, il venire nella nostra natura umana del Figlio di Dio. Lui che è venuto con l'unica missione di salvare l'umanità e − per farlo − ha dato tutto se stesso.
Da Cristo Signore noi sappiamo di poter ricevere in dono la liberazione dal male, dal peccato, dalla sofferenza e dalla morte. E se ci accorgiamo che in questo tempo viviamo ancora la lotta contro tutto ciò che mortifica la vita dell'uomo e la ferisce, noi sappiamo − e questo ci ricorda l'Avvento − che ci attendono tempi definitivi, tempi di pienezza, dove il Signore consegnerà a Dio Padre il suo Regno, finalmente liberato da ogni male. Ecco, è tra questi due orizzonti di potenza, di amore, di misericordia e di salvezza che noi celebriamo l'Immacolata Concezione di Maria.
Maria che − per essere la madre del Signore Gesù, per accogliere nella carne il venire di Dio in mezzo al suo popolo − è stata preservata da ogni male, difesa, protetta. Maria non è stata sfiorata da quella ferita del peccato originale che tocca le nostre libertà e ci fa faticare non poco nel vivere ogni giorno scegliendo il bene e non il male. E Maria per questo è stata preparata, perché non era possibile che la grazia di Dio toccasse questa terra nella confusione, nell'ombra, nella difficoltà della pochezza umana, della nostra miseria. Se Maria è stata preservata per tutto questo, così ha potuto donare all'umanità e al mondo intero il Signore, il Salvatore, Gesù.
Ora, se questo ci annuncia la fede e noi contempliamo Maria come la tutta bella, la purissima, la bella sposa dello Spirito Santo, la madre immacolata del Salvatore, ecco tutto questo non ha impedito a Maria di sporcarsi le mani. Non pensiamo che questo essere stata prescelta da Dio, preservata dal peccato originale, le abbia offerto una vita riservata, nascosta, chiusa, che non ha condiviso in tutto le vicende di suo figlio, fatto uomo e dell'umanità intera. No, Maria si è fatta pienamente coinvolgere dal progetto di Dio, ne è diventata anche lei protagonista, ed è entrata nella storia degli uomini seguendo le orme del suo figlio e maestro Gesù. Lui è venuto per combattere tutto il male che aggredisce, deturpa la vita e il volto dell'uomo, e Maria ha preso parte a questa lotta. Pur essendo preservata dal male, Maria non ha ricusato di seguire il suo figlio in questa missione profonda che ha combattuto fino in fondo, fino a dare la sua vita, tutte le situazioni di male, di sofferenza, di peccato e di morte in cui l'uomo purtroppo si trova coinvolto.
Questa immagine bellissima di Maria che stasera contempliamo ci ricorda due grandi verità della nostra fede. La prima è che nessuno di noi può vivere confidando nella propria libertà e basta. Abbiamo bisogno di essere protetti da Dio, abbiamo bisogno di essere custoditi dall'amore e dalla potenza di Dio, perché il male non ci tocchi, non ci sconfigga, perché la sofferenza non ci distrugga, perché non lasciamo aperte le porte alla morte e al peccato. Abbiamo bisogno dell'amore potente di Dio. Non possiamo farne a meno. Se Maria è stata preservata, noi abbiamo continuamente bisogno di essere liberati dal male.
Ma la seconda verità, collegata a questa, è che − se siamo custoditi dall'amore di Dio e liberati dal male che attraversa la nostra storia − questo è perché ognuno di noi non si chiuda, non chiuda gli occhi di fronte ai bisogni del fratello e della sorella, ma anzi perché ognuno di noi possa lasciarsi coinvolgere profondamente dalla missione di Dio, che è ancora quella di salvare l'uomo da tutto ciò che lo ferisce.
Se preghiamo Maria perché la sua intercessione potente ci ottenga la salvezza e la liberazione dal male, preghiamola anche perché ci aiuti a lasciarci coinvolgere dalla missione di Dio. Perché se ci dona l'umiltà di chiedere con fiducia la misericordia del Padre, ci doni anche il coraggio di sporcarci le mani, perché ogni fratello, specialmente chi più è sotto la tentazione e l’aggressione del male, possa essere difeso, custodito, liberato, protetto.
Non ci è data la grazia per chiuderci egoisticamente nella nostra salvezza. Ci è data per donare tutta la nostra vita insieme con Gesù, per combattere ciò che rende meno piena la vita dell'uomo. Sicuri della promessa che sarà Dio a portare a compimento e a completare questa nostra opera”.
Mons. Luciano Paolucci Bedini