COMUNE DI GUBBIO ASSOCIAZIONE MAGGIO EUGUBINO
COMUNICATO STAMPA /INVITO
Spazio espositivo: GALLERIA DELLA PORTA, Corso Garibaldi 33, Gubbio.
Titolo evento: “I LABIRINTI DEL TEMPO”.
Curatore: Ettore A. Sannipoli.
Durata: 8− 29 Settembre 2018.
Catalogo: Fotolibri, Gubbio.
Inaugurazione: Sabato 8 SETTEMBRE 2018, ore 18.00 .
Orario di apertura: tutti i giorni 16.30/19.30.
Omero Angerame (1938, Lanuvio−Roma).
Ha frequentato l’Accademia di Belle arti e la Scuola della Medaglia della Zecca di Stato.
Ha avuto come insegnanti Franchina, Afro, Mafai, Lazzaro, Crocetti e Baiardi.
Ha iniziato l’attività artistica nei primi anni sessanta con mostre personali e partecipazioni.
a collettive maturando esperienze che vanno dal figurativo all’astratto e all’arte povera.
Le opere di questi ultimi anni rappresentano una sintesi delle esperienze precedenti con un evidente carattere metafisico.
Dal 1974 al 2000 si è inoltre dedicato alla scenografia del Teatro d’ Avanguardia ottenendo nel 1985 un premio internazionale nella rassegna di Vienna.
Oltre all’attività figurativa ha portato avanti una produzione letteraria e racconti, alcuni dei quali sono stati pubblicati su riviste culturali italiane e straniere.
Ha insegnato Educazione Artistica nella scuola Media inserendo nella didattica le sue esperienze artistiche e di operatore di teatro; ha vinto con le sue classi numerosi premi a livello nazionale.
Nel 2003 si è trasferito a Colbassano, frazione di Fossato di Vico.
Nella Mostra alla Galleria della Porta di Gubbio, oltre all’ultima produzione pittorica viene
presentato il volume di poesie e racconti “I LABIRINTI DEL TEMPO” edito da FOTOLIBRI, Gubbio.
Il ricavato della vendita del Catalogo e delle Opere sarà devoluto in beneficenza a favore dell’A.E.L.C. (Associazione Eugubina per la Lotta contro il Cancro).
Omero Angerame:
Una metafisica postmoderna. Ettore A. Sannipoli−
Una Metafisica non immune dal Cubismo, dall’Astrattismo, dal Surrealismo; ma, soprattutto, una pittura che si fa ‘cartoon’, ‘fumetto’, che relaziona le avanguardie storiche con la corrente di neoavanguardia della Pop Art. Non si tratta più − come Roberto Longhi scriveva sull’arte di Giorgio De Chirico − di un inno “Al dio ortopedico”: quelle di Angerame sono immagini geometrizzate, con superfici a campitura e una marcata linea nera di contorno, che si stagliano su orizzonti blu, grigi o celesti, ormai lontani dal “torbido smeraldo del cielo”, cifra artistica ricorrente del pictor optimus.
Ogni figurazione si ricompone in un equilibrio compositivo che sottende volute incongruenze prospettiche e proporzionali, con inserti caratterizzati da punti di fuga diversi, rapporti di luce−ombra ‘rovesciati’, estranianti articolazioni figura−sfondo ‘alla Magritte’.
L’universo che appare risulta, pertanto, intriso dei paradossi della Gestalt: una grammatica del vedere densa di enigmi percettivi, di illusioni ottiche, di sinergie e rivalità tra fattori, di figure ‘impensabili’, principî di ‘buona continuazione’ e quant’altro. Per suggerire che forse vale un’interpretazione non del tutto esperienziale, ma meditata e profonda, sia dello spazio che del tempo.
«Il tempo è un labirinto dove la mente vaga alla ricerca della ragione». Così Angerame ci introduce, anzi ci inizia, ai suoi lavori pittorici. Lo afferma pure la fisica d’oggi: viviamo in un mondo di avvenimenti e non di cose, così che dalla nostra sensazione del tempo si trascorre facilmente ad una dimensione priva di tempo. «Il nostro “presente” non si estende a tutto l’universo. È come una bolla vicino a noi» (C. Rovelli). Le relazioni di prima e di dopo formano “ordini parziali” solo fra alcuni elementi, di certo non fra tutti. Se vogliamo rappresentare più eventi, o addirittura narrare una storia, non possiamo più farlo con un’unica distinzione tra presente, passato, e futuro; dobbiamo invece ricorrere a una giustapposizione di tempi locali, particolari, mettendo sopra e sotto ogni evento il ‘cono’ dei suoi accadimenti futuri e passati. In una geometria dello ‘spaziotempo’ non più ordinata come ci si aspetterebbe, ma scompigliata, esposta − per dirla con Pessoa − all’“allegria dei venti”.
Questi tempi diversi l’uno dall’altro generano spazi reciprocamente incongruenti, che però hanno modo di ricomporsi − lo abbiamo già accennato − nell’armonia compositiva d’insieme. Il significato di spazio per Angerame rimanda più ad Aristotele che a Newton: uno spazio ‘relativo’ e non ‘assoluto’, che rappresenta “l’ordine delle cose” piuttosto che esistere anche dove domina il nulla. Un ordine che, comunque, non può fare a meno di ulteriori pensieri, come quelli moderni di Einstein: spazi − e tempi − sono cose reali, ma non sono «per nulla indipendenti da quanto accade, per nulla distinti dalle altre sostanze del mondo» (Rovelli). Che pertanto li reclamano a sé, contendendoli inanemente al dinamico equilibrio che pervade, pur sempre, l’universo intero.