Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) sono stati assunti quattordici anni fa da 191 Paesi con la “Dichiarazione del Millennio del 2000”, il primo accordo internazionale che fissa degli impegni che i capi di Stato e di governo si sono dichiarati pronti a perseguire, fissando come scadenza il 2015. Gli obiettivi sono:
1) dimezzare la povertà estrema e la fame;
2) assicurare l'istruzione primaria a tutti i bambini e le bambine;
3) promuovere la parità fra i sessi;
4) ridurre di due terzi la mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni di età;
5) ridurre di tre quarti la mortalità materna;
6) fermare ed invertire il trend di diffusione dell’AIDS, della malaria e delle altre principali
malattie;
7) assicurare la sostenibilità ambientale;
8) sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo.
In questi anni migliaia di organizzazioni, ONG, associazioni, sindacati, gruppi giovanili, scuole,
amministrazioni locali e, per il loro tramite, milioni di uomini, donne e ragazzi hanno manifestato,
sottoscritto petizioni, promosso iniziative di pressione a favore degli Obiettivi.
Tutti i Paesi, dai più poveri ai più ricchi, sono stati attraversati da questo fermento: possiamo
considerare quella sui Millennium Goals, la più grande campagna di opinione mai realizzata. Oltre
ad essere diventati il principale quadro di riferimento per politiche e programmi di cooperazione, gli Obiettivi sono stati il primo tentativo di riassumere in un documento unitario le molteplici
componenti dello sviluppo umano, coniugando istruzione e salute, tutela dell’ambiente e parità di
genere, trasferimento delle tecnologie e commercio internazionale. Hanno inoltre evidenziato il
carattere globale dei problemi.
Nonostante la drammatica battuta d’arresto negli sforzi per combattere fame e povertà causata
dalla crisi economica del 2008, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio hanno prodotto effetti positivi.
Secondo l’ultimo rapporto ONU di verifica, mezzo miliardo di persone è uscito dalla povertà
assoluta, l’88% dei bambini e delle bambine viene oggi iscritto alla scuola primaria, con tassi di
incremento del 15% in Africa e dell’11% in Asia. Il tasso di frequenza scolastica delle bambine nei
paesi emergenti è salito dal 60% al 79%; 4 bambini su 5 vengono vaccinati, anche se il totale dei
bambini sotto i cinque anni che muoiono ogni anno di malaria e altre malattie curabili è di 9 milioni;le morti delle partorienti sono diminuite del 47% anche se sono ancora 287mila le donne che muoiono ogni anno dando alla luce un figlio e di queste 50.000 hanno meno di 19 anni. Grazie alla prevenzione e ai farmaci retrovirali, diminuisce il numero delle persone che contraggono il virus HIV e muoiono di Aids, mentre i morti per la malaria sono diminuiti di un quarto.
Questi passi avanti sono il risultato dell’azione combinata di crescita economica, politiche
governative, impegno della società civile e sforzo globale in favore degli Obiettivi del Millennio,
dimostrando che, se gli obiettivi sono condivisi e si mettono in campo le risorse necessarie, i
risultati arrivano.
Nel 2015 gli Obiettivi scadono e si rischia un vuoto di iniziativa; per questo le Nazioni Unite hanno
promosso il processo Beyond2015 (Oltre il 2015), allo scopo di individuare nuovi Obiettivi.